Un primo importante risultato, le due sentenze su Ecoidea.

Uno dei punti principali del programma della lista “Un Idea per Cologna”  è la lotta all’incenerimento dei rifiuti, a maggior ragione se nell’ambito del territorio comunale per la sua nocività ed insensatezza. Proponiamo  quindi la prima sentenza del Consiglio di Stato riguardo il ricorso presentato dal Comune di Cologna Veneta nella passata amministrazione, contro Ecoidea. Enrico Varali, subentrato alla carica di Consigliere comunale per la lista “un idea per Cologna” dopo Tarcisio Scarlassara e Giorgio Scarato, grazie all’ordinaria rotazione annuale stabilita dai membri della lista quale segno distintivo di democrazia e partecipazione, ha il piacere di rendere pubblica la sentenza nei suoi punti fondamentali. La lista si impegna nel dare chiarezza informativa e per ottenere dopo il raggiungimento di questo primo obbiettivo risultati analoghi nell’ambito del piano di gestione dei rifiuti regionale.

I punti fondamentali delle due sentenze:

Recentemente il Consiglio di Stato si è pronunciato sui ricorsi promossi nel 2005 dall’allora amministrazione comunale con l’aiuto e l’intervento del Comitato contro il cogeneratore e di Legambiente.

Con la prima sentenza n. 5619/2008 del 11.11.2008 i giudici del Consiglio di Stato hanno accolto il ricorso del Comune di Cologna Veneta, riformando la sentenza del TAR Veneto e decidendo che:

1) Ecoidea non poteva richiedere le autorizzazioni con le procedure semplificate (cioè con una semplice comunicazione di inizio attività) perché l’impianto di incenerimento di c.d.r. non era e non è inserito nella programmazione regionale e non è contemplato da nessun accordo ministeriale. Infatti, sempre secondo i giudici, il piano regionale oggi in vigore, dove è inserita solamente la prima linea dell’impianto Ecoidea, è relativo alla gestione di rifiuti urbani mentre il c.d.r. è un rifiuto speciale. I giudici osservano, inoltre, che comunque il piano regionale è stato approvato solo successivamente all’ottenimento delle autorizzazioni all’esercizio dell’impianto cosicché queste ultime (ottenute con le procedure semplificate) sono illegittime. È da notare che il Consiglio di Stato si è pronunciato richiamando sue precedenti sentenze, in particolare la sentenza n. 5411del 15.10.2001;

2) L’impianto Ecoidea è privo della valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), necessaria, secondo i giudici, anche perché al momento della messa in esercizio Ecoidea ha reso noto all’amministrazione provinciale che i rifiuti che sarebbero stati utilizzati erano di ben altra natura (39,5% di plastica!) rispetto a quelli dichiarati dalla stessa Ecoidea e previsti nel permesso comunale di costruire del 2000 (n. 55/2000: solo carta, cartone, pallets in legno);

3) L’Ecoidea è condannata a pagare le spese di giudizio al Comune di Cologna Veneta

Con la seconda sentenza n. 5662/2008 del 12/11/2008 il Consiglio di Stato ribadisce che il parere rilasciato dall’ex Sindaco di allora Antonio Poli è già stato dichiarato definitivamente falso dalla Cassazione con la sentenza n. 3564/2008, cosicché anche il decreto ministeriale n. 122/2000 che autorizzava la seconda linea è viziato.

Tuttavia, i giudici hanno rigettato il ricorso in quanto quel decreto ministeriale doveva essere impugnato nel 2000 entro il termine di sessanta giorni previsto dalla legge (quando il Comune era commissariato e ancora nessun giudice si era pronunciato sulla falsità del parere). In ogni caso il Consiglio di Stato ha modificato la sentenza del TAR, cancellando la condanna al pagamento di tutte le spese di giudizio da parte del Comune.


novembre 26, 2008 at 5:58 pm Lascia un commento

Premessa al contenuto delle osservazioni al P.A.T. del Comune di COLOGNA VENETA.

Il Sottoscritto Giorgio Scarato nato a San Bonifacio (Vr) il 04/07/1942 e residente in Cologna Veneta Piazza Mazzini 9, Consigliere comunale e Consigliere Provinciale, presa visione delle Previsioni del Piano di Assetto del Territorio, adottato con delibera del Consiglio Comunale n.14 del 31.03.2008 propone le seguenti osservazioni al PAT di Cologna Veneta:

Considerato

che il Piano di Assetto del Territorio dovrebbe contenere come da dettato le “scelte strategiche per l’assetto e lo sviluppo” verifichiamo che nel Piano non è stato eseguito il percorso logico che, grazie ad un diligente lavoro di analisi e di progettualità avrebbe creato un chiaro elemento su cui poi esercitare l’importante progetto per uno sviluppo sostenibile.

Il termine Assetto significa infatti “mettere in ordine”, disporsi, prepararsi a quello che sarà lo sviluppo realizzato nella seconda fase dai Piani di Attuazione. Nel piano, purtroppo, non è stato seguito questo virtuoso itinere e, di conseguenza, esso si è raggrumato su di un segmento: la realizzazione della cittadella dello sport, figlia di uno degli accordi più significativi (viale Roma).

Il progetto del PAT ha impegnato ed impegna tutte le energie sugli accordi; il risultato è che si prevede la realizzazione di un residenziale assolutamente sproporzionato (migliaia di m3) non giustificato dalle reali esigenze e dalla mancanza del progetto di sviluppo economico.

La previsione di aumento di migliaia di residenti in pochi anni non è appunto giustifica e sostenuta né da analisi di “mercato” né dalla relativa domanda di alloggi.

La cittadina ed in particolare il centro storico hanno una notevolissima quantità di edifici chiusi e sfitti; realtà questa che dimostra ingiustificata la dilatazione del tessuto urbano con la relativa sottrazione di aree agricole del territorio colognese, noto per la sorprendente produzione agricola ed in particolare dalla patata (il 30% del prodotto nazionale) e dello specialissimo radicchio rosso di Verona.

Segnaliamo anche che l’area “ex Sarom”, di Sabbion era indicata nel PRG quale “area compromessa”; improvvisamente, grazie ad uno degli accordi, viene resa disponibile per un intervento edificatorio misto residenziale produttivo artigianale. Ci si può rispondere che essa verrà risanata, bonificata nella seconda fase, ma rimane comunque ingiustificato l’accordo che prevede appunto, un possente intervento edificatorio, togliendo definitivamente l’identità anche storica alla frazione di Sabbion rinunciando alla realizzazione di un bosco di pianura.

Appuntando l’attenzione sul considerevolissimo numero degli accordi ci si è esercitati realizzando delle semplici equazioni:

a) la domanda, il recupero dei vuoti sia del centro storico, sia dei vuoti della prima cintura esterna della città;

b) la domanda, l’edilizia convenzionata, la mancanza di aree per essa;

c) l’aumento della residenza, elementi certi per giustificarla con interventi sulla economia, sul lavoro, sui servizi;

Il risultato di queste equazioni da sempre il medesimo risultato e cioè la carenza di domanda nel residenziale a causa dell’assenza nel PAT di un progetto sullo sviluppo.

Generalmente i Comuni non progettano il PAT seguendo il concetto “di scelte strategiche per l’assetto e lo sviluppo” ma cercano soluzioni che, tramite gli accordi risultano essere non organiche dal punto di vista urbanistico ma bensì (specialmente nel caso specifico del Comune di Cologna Veneta) esse contribuiscono ad alimentare il corrosivo fenomeno della “città diffusa” che ha deturpato il territorio rendendolo irriconoscibile e creando un “continuum” caotico che progressivamente distrugge il paesaggio e compromette la qualità della vita.

Si allega la lettera dal Dipartimento di Progettazione Architettonica dell’Università IUAV di Venezia a firma del professor architetto Vincenzo Lucchese.


giugno 20, 2008 at 3:17 pm Lascia un commento

Il veleno scorre nel cuore di Cologna Veneta ed a volte si vede.

Si tratta di una delle più clamorose emergenze ambientali di tutta la nazione, un carico di veleni tossine e batteri costantemente sopra la soglia di guardia su cui si spendono milioni di euro della collettività senza una soluzione (Legambiente), anzi, alimentando i poli conciari responsabili degli scarichi stessi.

Parliamo del fiume Fratta-Gorzone.
Il suo silenzioso carico di morte attraversa dall’alto vicentino numerosi territori, tra cui Cologna Veneta, prima di avvelenare l’Adige. Dal 1991 le sue acque sono considerate “morte” e inidonee all’uso irriguo per la concentrazione di sali di concia, metalli pesanti,batteri,diossine, etc..
Tuttavia è consuetudine diffusa il prelievo per irrigare i campi limitrofi al suo corso da parte di agricoltori poco coscienti.
Solitamente le acque del Fratta sono fangose e scure e spesso maleodoranti ma il reale aspetto dei veleni che vi scorrono, gli scarichi conciari,viene camuffato da una furba diluizione delle sue acque con quelle del canale “LEB”.
Alcuni giorni fa,in data 8/9 luglio, complice la scarsità di acqua ed il crollo di una parte degli argini del “LEB” la diluizione è venuta meno permettendo alle acque morte del Fratta di mostrare il loro vero volto regalandoci uno scenario apocalittico.
Gli inquinanti de fratta sono di natura molto pericoloso e cancerogena ed il suo stato di degrado dura da molti anni inoltre è stato recentemente aperto un “tubo collettore ” che “vomita” gli scarichi di concia nel Fratta a Cologna V. direttamente da Lonigo aggravando la situazione vista la progressiva penuria di acqua che grava e graverà suo nostro territorio.
Di qui l’urgenza di alzare il livello di attenzione sulla salute pubblica dei territori interessati al corso del Fratta da parte della cittadinanza nei Suoi stessi interessi, vista la poca attenzione rivolta fin qui dagli amministratori locali.
L’interesse pubblico deve essere posto al di sopra degli interessi economici coinvolti, questa è l’opinione della lista “Un idea per Cologna”.
Rendiamo disponibili le fotografie eseguite sul Fratta ridotto ad una putrida pozza rossa velenosa dal temerario “PG”.
Rinviamo ad ulteriori aggiornamenti ed arricchimenti con nuovo materiale, articoli ,fatti.

immagine-390.jpgimmagine-367.jpgimmagine-363.jpgimmagine-384.jpgimmagine-3912.jpgimmagine-393.jpgimmagine-402.jpgimmagine-371.jpg
LB

luglio 20, 2007 at 3:33 pm Lascia un commento


Categorie

I feed


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.